Lavoro Giovani

LAVORO-GIOVANI

(senza impresa non c’è ripresa né lavoro)

1. Far riconoscere l’AST quale Impresa Strategica Nazionale promuovendo una cordata per il suo acquisto.

Riteniamo che sia stato un grave errore politico sia nazionale che regionale, nonché sindacale ed industriale di aver venduto “i tesori di famiglia” (vedi la vendita della IBP-Perugina).

Proponiamo l’acquisto del lAST attraverso una cordata di imprenditori a livello nazionale, Regionale e locale in collaborazione con la Cassa Depositi e Prestiti.

La costituenda  TAS TERNI ACCIAI SPECIALI E FUCINATI S.p.A.  sarà una Public Company e permetterà al “Paese Italia” di sostenere finanziariamente, anche con risorse pubbliche, il sito siderurgico e con esso una nuova politica industriale del Paese. Di fatto la Public Company, società a base privata, può consentire al Governo di attivare l’intervento del Fondo Strategico Italiano con le forme compatibili alle normative europee.
Attraverso la costituzione di questa  Public Company è possibile attivare il Fondo Strategico Italiano che è la Holding di partecipazioni italiana costituita dallo Stato Italiano presso la Cassa Depositi e Prestiti per intervenire finanziariamente mediante acquisizione di quote azionarie della nuova società e di partecipare al rilancio di AST. Infine bisognerà trovare una forma di salvaguardia anche dell’indotto.

2. Pieno utilizzo dei Fondi Europei (fermi al 73%) per l’avviamento di aziende innovative e giovanili.

Il ricorso ai fondi europei, fino ad oggi utilizzati solo al 73% (ma spesso mal gestiti e spesso con dubbia etica), diventa assolutamente essenziale ed irrinunciabile. Dunque bisogna dar vita, in partenariato Pubblico/Privato ad una cabina di Regia Regionale che possa identificare ed eventualmente realizzare Piani di Fattibilità percorribili ed accettabili sia dal Pubblico che dal Privato da far sviluppare e presentare ai vari Bandi che la UE indirà.  Si ricorda la particolare attenzione della UE alle Start Up Innovative sia su Internet che nei confronti delle energie alternative (fotovoltaico, eolico, micro eolico, cogenerazione etc.), oppure favorire imprese che in modo alternativo  hanno sviluppato nuove idee (ad esempio quella di quei ragazzi che hanno dato vita a Borgo Trevi ad un allevamento di lumache).

3.     Nuova regolamentazione del commercio e stop a nuove autorizzazioni per centri commerciali.

In quasi tutte le città europee è stata abbandonata la vecchia impostazione protettiva ed esclusiva delle singole attività commerciali di quartiere concedendo molta più libertà negli orari nella distribuzione territoriale delle stesse. Una libera e seria concorrenza è la base di un buon rapporto anche con il Cliente.

Le politiche poi Regionali fin qui seguite hanno funzionato da moltiplicatori di sempre nuovi Centri Commerciali senza mai rendersi conto delle conseguenze commerciali sul piccolo esercente a livello familiare ne capire quali danni ambientali si producevano sul territorio con la relativa costruzione.

E’ più che notorio che in definitiva lo sviluppo delle grandi catene commerciali affossano l’economia del piccolo esercente  molto di più in una regione piccola come l’Umbria che non in un quartiere di Roma.

4.     Supporto alla riconversione aziendale ed eventuale detassazione delle Piccole Medie Imprese (PMI) Umbre.

Nell’attuale Nella attuale situazione di crisi in cui si dibattono le aziende bisognerebbe supportare sia a livello regolamentare che a quello finanziario/creditizio quelle realtà produttive, che di fronte alla necessità di recuperare portafoglio ordini magari anche all’estero,  possano programmare e realizzare una riconversione produttiva verso nuovi mercati.

Si dovrà anche pensare ad una detassazione, magari riducendo imposte come l’IRAP e la possibilità reale di compensazione tra IRES ed IRAP spesso negata dall’Agenzia delle Entrate.

5.     Nuova regolamentazione del lavoro per i Cassaintegrati in aziende private/pubbliche.

Tale esigenza si avverte nella cattiva e passiva gestione di questo periodo di non lavoro. Sempre più spesso il Lavoratore Cassintegrato o si abbrutisce nel non lavoro oppure per incrementare i suoi guadagni ricerca e ottiene del Lavoro in Nero.

Dal 2009 esiste il Bonus per l’assunzione di cassintegrati, ma non risulta incentivante né per l’Impresa né per il Lavoratore. Sarebbe forse più incentivante che il Lavoratore non perda la sua Cassa Integrazione e che Stato ed Impresa si spartiscano il costo anche a percentuali diverse. Eventuali plusvalenze non dovrebbero pesare sul sua qualità di Cassintegrato. Infine alla fine del periodo di lavoro presso l’azienda il lavoratore tornerà a percepire l’ammortizzazione sociale fino alla sua scadenza, oppure se il periodo di Cassa Integrazione è finito l’impresa dovrà offrire l’assunzione definitiva in azienda secondo le regole vigenti.

6.     Utilizzo delle aree agricole demaniali dismesse anche a favore dell’occupazione giovanile.

Le migliaia di ettari demaniali ad uso militare che non sono più utilizzati da tempo e quindi sostanzialmente dismessi e non più di pubblica utilità potrebbero essere affidati a Coltivatori Diretti, o a persone che si stanno specializzando come Imprenditori Agricoli Professionali, per un utilizzo di produzioni estensive anche a favore dell’occupazione giovanile.

7.     Formazione professionale e sulla Sicurezza sul lavoro alle persone disoccupate e comunque inoccupate.

Per cercare di evitare che le persone, in particolare i giovani, pratichino una sostanziale inoccupazione, deleteria soprattutto a livello psichico, o si dedicano al Lavoro in Nero, creare incentivi economici a loro riservati che favoriscano la frequentazione a Corsi di Formazione Regionali e o Comunali.

Per contributi e informazioni

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